Chernobyl

Cosa resta 30 anni dopo il più devastante disastro nucleare della storia?

Nell'aprile del 2016, pochi giorni prima la ricorrenza del tentennale dell'esplosione del reattore numero 4, partecipo ad un viaggio a Chernobyl organizzato dall'X-photographer e amico Max De Martino. La costruzione del "New Safe Confinement" (NSC), ossia il nuovo sarcofago (che dovrebbe proteggere il materiale radioattivo per i prossimi 100 anni), era a buon punto, ma la centrale originaria era ancora visibile.

Il viaggio è stato molto intenso, sia per quello che abbiamo visto, che (e forse soprattutto) per le emozioni provate: viaggiare in una situazione del genere, anche se ben controllati e stando sempre in zone sicure, lascia comunque una sensazione di fondo di devastazione e piccolezza che è difficilmente esprimibile.

Preparazione

La preparazione è forse la fase più lunga: sono necessari infatti dei permessi per accedere all'aera di esclusione (va inviata copia del proprio passaporto con discreto anticipo) ed è necessario avere una guida riconosciuta dalle autorità ucraine. Infatti non è possibile (per ovvi motivi di sicurezza) girare liberamente ma bisogna invece essere sempre accompagnati.

L'ingresso

L'ingresso nell'Area di Esclusione (Area di Alienazione) è logicamente presidiato dalle forze armate ucraine: le formalità sono molte ma abbastanza rapide avendo avuto i permessi in anticipo. Ricordati però che è proibito fotografare sia i militari che la stazione di confine. L'immagine sopra è del filo spinato a fianco tale stazione, che recinta tutti i 30 km della zona interdetta.

E' obbligatorio sottoporsi a un controllo personale sia in ingresso che in uscita, compreso un controllo del livello di radioattività del proprio corpo. Ammetto che, uscendo, durante il controllo della radioattività ho trattenuto il fiato per i pochi secondi necessari affinché si accendesse la luce verde...

Chernobyl

La cittadina di Chernobyl si trova a circa 15 km dalla Centrale ed è l'unico vero centro abitato della zona di esclusione. Attualmente vi risiedono gli operai addetti alla manutenzione della centrale e alla costruzione dell'NSC e alcuni civili (si stimano in totale circa 500 persone). E' anche disponibile un moderno albergo, il Desiatka, con camere calde e bagno condiviso. Il cibo e l'acqua sono portati da fuori Zona di Esclusione.

Anche il pernottamento è un'emozione difficilmente spiegabile: nella notte (dove vige ancora il coprifuoco) c'è oscurità, ma vera oscurità. Non una luce dalle case vicine, non un lampione. Nulla. Solo buio. Impressionante.

Pripyat

Fulcro del viaggio è senza dubbio la città fantasma di Pripyat, a soli 3km dalla Centrale, evacuata (con estremo ritardo) pochi giorni dopo l'esplosione dell'aprile 1986. Pripyat, che prende il nome dall'omonimo fiume, venne interamente costruita all'inizio degli anni '70 come supporto alla Centrale. Si trattava di una città moderna, modello dell'Unione Sovietica, dove vivevano (insieme alle loro famiglie) alcune delle menti più importati di tutta l'URSS.

La città, che contava quasi 50.000 abitanti, aveva tutto, dalla palestra alla piscina, dal teatro alle scuole.

Quel che resta, dopo 30 anni di abbandono, sono palazzoni in perfetto stile sovietico immersi nella vegetazione e una devastazione post apocalittica (anche se in buona parte dovuta ai successivi episodi di sciacallaggio): in ogni caso si tratta di uno spettacolo che non si può perdere.

La Centrale

Nel 2016, quando sono stato a Chernobyl, il vecchio sarcofago era ancora chiaramente visibile, non ricoperto dall'NSC.
In questo punto il livello di radiazioni, seppur non pericoloso di per sé, non poteva essere assunto a lungo: la fermata quindi è stata necessariamente breve.

E' possibile vedere, nella parte sinistra dell'immagine, il monumento eretto a ricordo degli operai che hanno perso la vita nella costruzione del sarcofago originario.

I dintorni

I dintorni della Centrale nucleare sono pieni di posti interessanti: dall'asilo abbandonato di Kopachi (foto sopra), piccola cittadina quiasi completamente bruciata dopo l'incidente nella vana speranza di diminurne i danni, all'immenso radar Duga3, parte del sistema di difesa (o attacco) dell'URSS e la cui esistenza era uno dei meglio custoditi segreti di stato.

Il libro

Su questa esperienza ho creato un piccolo volumetto di circa 60 pagine che è possibile acquistare in versione cartacea qui.
Per te che sei lettore di ColoreDigitale è comunque possibile vedere la versione PDF completa usando il pulsante seguente

Suggerimenti di lettura

A parte il mio libro ;) ci sono altri volumi che mi sento di consigliarti:

  • Innanzitutto l'immeso lavoro di Igor Kostin Chernobyl. Confessioni di un reporter. Difficilissimo da trovare da acquistare è però disponibile in molte biblioteche. Ti consiglio di guardarlo e leggerlo con attenzione
  • Polvere: dell'amico e compagno di viaggio Simone Fagioli
  • Chernobyl: The Hidden Legacy: di Pierpaolo Mittica, fotografo e profondo conoscitore della zona di esclusione
  • Il Ciclista di Chernobyl: un romanzo di Javier Sebastian sui luoghi del disastro nucleare, con descrizioni e sensazioni che ho trovato molto pertinenti con quanto io stesso ho provato